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Gianmaria Testa Prezioso – il disco

GIANMARIA TESTA
PREZIOSO

11 tracce inedite

 

in uscita il 18 gennaio 2019

Questo è un disco imperfetto, però è anche un disco inaspettato e perciò prezioso. Anzi il più prezioso di tutti. Ci ho pensato e ripensato prima di farlo uscire, ma infine ho deciso, ci ho lavorato tanto di testa e di studio, con il fido Roberto Barillari, ed eccolo qui.
Il punto di partenza è costituito da registrazioni imprecise, per lo più fatte a scopo di deposito Siae o per farle sentire ad altri artisti, con uno strumento che è poco più di un Iphone e si chiama Zoom. Sono tracce uniche, non separate, con rientri e rumori che abbiamo cercato di correggere, sono provini, bozze di lavoro da tenere come base per futuri arrangiamenti e futuri lavori. Sono canzoni mai uscite o uscite, come spiegherò, in altre versioni e in altri contesti, mai, comunque, in questa forma. E’ un Gianmaria al lavoro, quello che sentirete qua sopra, un artista nel pieno movimento del suo pensare e del suo riflettere. Un privilegio sentirlo così, un privilegio che ho voluto condividere perché pensavo ne valesse la pena, perché non era giusto tenerlo solo per me.

GIANMARIA TESTA
“PREZIOSO”

15 Gennaio 2019

BONSAÏ MUSIC / SONY MUSIC

CD/Album

BRANO TITOLO DURATA
1 Povero tempo nostro [Video] [Brano e testo] 3:06
2 Questa pianura (LE PLAT PAYS) [Brano e testo] 2:25
3 La tua voce [Brano e testo] 3:37
4 Anche senza parlare [Brano e testo] 3:56
5 Una carezza d’amor [Brano e testo] 4:03
6 Alichino[Brano e testo] 2:03
7 Dentro la maschera di Arlecchino [Brano e testo] 3:13
8 Post-moderno rock [Brano e testo] 3:16
9 Sotto le stelle il mare [Brano e testo] 2:21
10 MERICA MERICA [Brano e testo] 5:45
11 X Agosto [Brano e testo] 2:04

E’ l’ultimo regalo di Gianmaria e sento il bisogno di raccontarlo.
Povero Tempo nostro, il brano che apre il disco, è il più prezioso e il più emozionante di tutti, l’inedito dal quale sono partita. E’ una fotografia impietosa dei tempi nostri, una sorta di canzone biblica. E’ un pezzo che tenevo nel cassetto da un po’, non volevo sprecarlo e questa è stata l’occasione giusta. Gianmaria aveva pensato questa canzone come l’ultima di un nuovo lavoro, un altro album monografico, al quale rifletteva da tempo, un intero disco dedicato al tema della terra in tutte le sue accezioni, terra come suolo da lavorare nel quale riposano e germogliano i semi, ma anche terra come pianeta, come la casa che abitiamo e consumiamo. E’ stato registrato nello studio casalingo del nostro amico Claudio Dadone, chitarrista e medico, strepitoso in entrambi i ruoli.


povero tempo nostro
e povere fatiche
povera la Terra intera
che tutte intere le patisce
povero tempo nostro
e poveri questi giorni
di magra umanità
che passa i giorni e li sfinisce

lascia che torni il vento
e con il vento la tempesta
e fa che non sia per sempre
il poco tempo che ci resta

lascia che torni il vento
e dentro al vento la stagione
di quando tutto appassirà
per chi bestemmia le parole

di quando tutto appassirà
per chi bestemmia
le parole

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra

Questa pianura e La tua voce sono le uniche due tracce già edite, entrambe già presenti in altri dischi usciti non a nome di Gianmaria e con una diffusione non così ampia. Ho voluto inserirle perché sono convinta che pochissimi, tra gli amanti di Gianmaria, le conoscano ed è un peccato perché sono belle e speciali. Questa pianura è la versione italiana (la traduzione e il vero e proprio adattamento è di Sergio Bardotti, un grande della musica italiana, paroliere e cantautore) di Le plat pays di Jacques Brel. E’ stata commissionata, in questa versione cantata da Gianmaria, dal Club Tenco per una compilation intitolata Bardoci e distribuita da Ala Bianca, che ringrazio per avermela concessa, una compilation nella quale compaiono altri grandi artisti della scena italiana e dedicata appunto a questo importante paroliere e traduttore. La tua voce, invece, è una canzone storica di Gianmaria, presente sul cd Lampo, ma qui in versione duetto, portoghese e italiano, con Bia, cantante brasiliana di casa a Montréal che l’ha voluta inserire nel suo disco Navegar, non distribuito in Italia e pochissimo in Europa. Sono due voci, quella di Bia e quella di Gianmaria, molto diverse per timbro ed estensione, ma che trovano in questo brano un mélange unico che credo faccia venire i brividi quando lo si ascolta.


parole di Sergio Bardotti /Jacques Brel
musica di Jacques Brel
Gianmaria Testa, voce e chitarra
Piero Ponzo, clarinetto
Nicola Negrini, contrabbasso


me leva longe daqui
pra fora deste quarto
com tuas mãos serenas
teus olhos
pra fora desse muro
me leva longe daqui
que eu sei
que devo seguir
qssa voz dea
você

portami fuori da qui
nell’aria che si muove
di tutti i tuoi capelli
e con i tuoi colori
portami via da qui
tu sei lontana per me
con la tua voce

portami via da qui
se vuoi
e vengo con te
con la tua voce

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra
Bia Krieger, voce
Erik West-Millette, contrabbasso

Con Anche senza parlare si cambia genere. La storia di questo pezzo è particolare. Nasce nel 2014, scritta appositamente su mia richiesta per Mauro Ermanno Giovanardi, un artista col quale all’epoca lavoravo e col quale si voleva andare al Festival di Sanremo 2015, firmato Carlo Conti. “Gianmaria, ti prego scrivimi una canzone col ritornello per Sanremo e per Joe”, gli ho chiesto. Lui mi ha risposto che non era capace, che non era proprio il suo genere, ma poi d’improvviso e inaspettato, mi ha telefonato dalla Germania, dove era in tournée con Gabriele Mirabassi e mi ha detto: “Ce l’ho. L’ho registrata adesso durante il sound check con Gabriele che ci ha improvvisato un po’ su, te la faccio mandare via whatsapp dal fonico di qua”. E così io l’ho fatta sentire a Joe, che l’ha registrata con un altro arrangiamento e la sua sensibilità, l’ha inserita nell’album “Il mio stile”, uscito nel 2015 e io l’ho portata, ancora inedita, come se avessi per le mani un tesoro, a far ascoltare, a Roma, allo staff di Conti. Naturalmente non ci presero, “troppo intellettuale”, mi dissero, e quel Sanremo 2015 lo vinse Il Volo.


Fermiamoci qua
c’è una piega del mondo
che la vede soltanto chi non vive a metà
sotto l’ala del cielo
sopra il buio del fondo
c’è una piega del mondo
fermiamoci qua

E qualcosa sarà
o magari anche niente
neppure la gente che viene e che va
si può stare a guardare
anche senza parlare
nelle pieghe del mondo
quel che il mondo non sa

Ma lo sanno le tue mani
le tue mani intorno a me
non c’è oggi non c’è domani
solo adesso adesso c’è
solo adesso adesso c’è

Fermiamoci qua
c’è una piega del mondo
e la vede soltanto chi non vive a metà
sotto l’ala del cielo
sopra il nero del fondo
c’è una piega del mondo
amore di adesso
fermiamoci qua

E lo sanno le tue mani
e le mie e mani intorno a te
non c’è oggi non c’è domani
solo adesso adesso c’è

E lo sanno le tue mani
e le mie e mani intorno a te
non c’è oggi non c’è domani
solo adesso adesso c’è
solo adesso adesso c’è

parole e musica di Gianmaria Testa

Gianmaria Testa, voce e chitarra
Gabriele Mirabassi, clarinetto

I brani da Una carezza d’amor a Sotto le stelle il mare, sono stati scritti tutti per Paolo Rossi, sulla sua vocalità e sulla sua umanità. Paolo le ha cantate in tre dei suoi ultimi spettacoli: L’Arlecchino, il Molière e Rossintesta e ancora le canta, qua e là nei teatri d’Italia, accompagnato dai Virtuosi del Carso e da Emanuele Dell’Aquila. Sono tutti pezzi registrati da me, a casa nostra, con lo zoom. Sono la colpa che mi porto addosso, perché la mia registrazione era sempre un po’ distratta -“Ma non riesci a fare una cosa alla volta?” mi rimproverava immancabilmente Gianmaria-, e infatti nelle tracce originali, prima della lavorazione, ci sono molti rumori: matite che cadono, lontani squilli del telefono, camion che si indovinano al passaggio dalla finestra aperta. Barillari ha davvero superato se stesso con queste correzioni e per fortuna l’interpretazione di Gianmaria, dal canto suo, non è stata mai distratta, anche quando si trattava di registrare senza nessuna finalità pubblica, e la sua voce è così bella e profonda che ha la capacità di riempire tutti i buchi e tutte le mancanze tecniche. Così, anche in questi brani scarni, chitarra e voce, l’intensità è lì, intatta, potentissima. Sono sicura che anche voi, come me, quando li ascolterete, ci sentirete dentro degli arrangiamenti potenziali -questa è la forza delle canzoni di Gianmaria- e devo dire che per un po’ sono stata davvero tentata di arricchirle, queste canzoni, chiedendo aiuto, per delle sovraincisioni, a qualcuno dei tanti musicisti che hanno accompagnato Gianmaria in questi anni. Poi ho pensato che non fosse giusto perché Gianmaria non avrebbe potuto dire la sua. Soprattutto ho pensato che era meglio così, anche per una questione estetica, che fosse meglio lasciarle nude, nella loro veste da lavoro, nella loro bellezza in fieri, che fosse meglio origliare come da dietro una porta, rubarle un po’ e lasciarle finire nella testa di chi ascolta. Il lavoro su questi brani è stato dunque essenzialmente molto tecnico, trovare un bilanciamento, a tratti quasi impossibile, non avendo a disposizione tracce separate, tra voce e chitarra e a volte prendersi la responsabilità di rinunciare alla perfezione dell’una a vantaggio dell’altra. E’ stato un lavoro sui volumi, un grande lavoro di mastering.


Una carezza d’amor
Una carezza d’amor per te che all’amor non credi
Una carezza d’amor a te che l’amor non vedi
Una carezza d’amor per te che all’amor non chiedi
Niente, soltanto il caldo di un posto caldo per i tuoi piedi
Barbara, mettiamo un punto e virgola
Barbara, fra quei tuoi piedi e il cuor
Barbara, questa mia mano è naufraga
Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor.
Una parola d’amor per te che all’amor non credi
Una parola d’amor a te che l’amor non vedi
Una parola d’amor per te che all’amor non chiedi
Niente, soltanto il caldo, un po’ di caldo per i tuoi piedi
Barbara, mettiamo un punto e virgola
Barbara, fra quei tuoi piedi e il cuor
Barbara, la mia parola brancola
Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor.
Barbara, mettiamo un punto e virgola
Barbara, fra quei tuoi piedi e il cuor
Barbara, questa mia mano è naufraga
Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor
Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor
Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra



sotto le stelle il mare

sotto le stelle il mare
sopra la faccia il sale
se trovo le parole
ti dico quanto mi piaci tu

sacca e risacca il mare
dall’alba spunta il sole
non trovo le parole
ma tanto è giorno
e non mi piaci più

con le donne faccio confusione
a volte mi dimentico anche il nome
io le dicevo Rita, era Marcella
e l’Alessandra la chiamavo Ornella
però Teresa la ricordo bene
e Anna non la scorderò mai più
di qualcun’altra niente mi sovviene
ma tanto sono andate
l’oblio è una virtù

sotto le stelle il mare
sopra la faccia il sale
se trovo le parole
ti dico quanto mi piaci tu

sacca e risacca il mare
dall’alba spunta il sole
non trovo la parole
ma tanto è giorno
e non mi piaci più

non è la mia memoria la questione
se non di tutte mi ricordo il nome
il fatto è che la testa mi cancella
la parte brutta e tiene quella bella
di tante storie vere che ho inventato
io mi ricordo tutto e anche di più
di quelle che ho vissuto quasi niente
ormai le ho cancellate
l’oblio è una virtù

sotto le stelle il mare
sopra la faccia il sale
se trovo le parole
ti dico quanto mi piaci tu

sacca e risacca il mare
dall’alba spunta il sole
non trovo la parole
ma tanto è giorno
e non mi piaci più

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra



non sono il re dei saltimbanchi
vengo dal buio più lontano
dei vostri sogni malsognati
sono Gran Maestro e Ciambellano

e porto una maschera e sottile
più nera della pece del peccato
e porto dagli inferi la voce
dello spergiuro e del dannato

a chi mi crede malandrino
facile allo scherzo e allo sghignazzo
faccio uno sgambetto senza inchino
che di risate mi son rotto il cazzo

a chi mi crede malandrino…

io sono l’Alichin dei Malebranche
già della quinta bolgia i punitori
con Rubicante e l’orrido Cagnazzo
teniamo giù la testa ai barattieri

la testa gli teniamo nel catrame
bollente sia di fiamme che vergogna
a chi ha frodato gli altri per potere
a chi ha rubato senza aver bisogna

e non mi chiamate servitore
che non sono al soldo di nessuno
da dove vengo io non c’è padrone
e chi fa il padreterno vaffanculo

e non mi chiamate servitore…

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra



appassiscono i colori
sulla giacca e i pantaloni
e vanno via dalle mani e dai pensieri
certi sogni più leggeri
che non riesco più a sognar

é la maschera che stringe
e mi toglie anche il respiro
ma non posso più tirarla via dal viso
che i miei occhi, quelli veri
e anche il naso
non li riconosco più

è tutta la vita
che abito un altro
e da tutta la vita mi chiedo
quell’altro chissà cosa pensa
quando pensa di me

è tutta la vita
che abito un altro
e da tutta la vita mi chiedo
quell’altro chissà
se poi pensa di me

si scolorano i colori
sulla giacca e i pantaloni
e non resta quasi niente nelle mani e nei pensieri
che i ricordi, quelli veri
non me li ricordo più

è tutta la vita
che vivo in un altro
è tutta la vita che penso
chissà cosa pensa quell’altro
quando pensa di me

è tutta la vita
che vivo in un altro
e da tutta la vita mi chiedo
quell’altro chissà
se poi pensa di me

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra



la meccanica quantistica del rusco interinal
e la legge che governa l’algoritmica del Pil
le carote biotransgeniche e la carne al pentothal
dentro i piatti di allumino della mensa comunal
farsi un selfie sulla spiaggia fra barconi e minislip
da postare su Facebook
(col Photoshop)

post-moderno rock
post-moderno rock

le manovre del governo raccontate dentro ai tweet
che se passa la fiducia poi diventano uno spot
stare in casa quando piove perché aumentano lo spread
stare in casa chiusi a chiave come l’ultimo dei nerd
e guardare giù per strada se succede un altro crash
da postare su Facebook
(la foto-shock)

post-moderno rock
post-moderno rock

far la fila sotto il sole perché vendono l’ iPhone
o bruciarsi la pensione dentro un bar a slot-machine
e di sera addormentarsi mentre parla l’anchorman
con l’esperto che da Londra gli racconta qual è trend
non c’è un cane che mi ascolta ma ho tre amici su Facebook
quasi quasi cambio look
(col Photoshop)

post-moderno rock
post-moderno rock

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra

I due brani che chiudono il disco sono infine due piccoli gioielli, tratti entrambi dalla registrazione fortunosa di uno spettacolo che Gianmaria faceva con Giuseppe Battiston, ITALY, un poemetto di Giovanni Pascoli, poco conosciuto e bellissimo, che racconta di quando gli emigranti eravamo noi e di quando uscirono dal nostro paese oltre 60 milioni di Italiani, una vera e propria altra Italia che andava all’estero a cercare lavoro e fortuna. Merica Merica è una canzone popolare che ha cantato anche Caetano Veloso, Gianmaria la suonava col dobro e l’armonica a bocca, in mezzo si sente la voce inconfondibile di Battiston che legge alcune delle lettere che gli emigranti italiani scrivevano, pieni di nostalgia, ai familiari che erano restati in patria. X agosto, invece, è la messa in musica della poesia di Pascoli, quella che tutti noi abbiamo studiato a memoria a scuola, alle elementari o alle medie. Sono le stesse parole precise, nessun cambiamento, ma con la musica e la voce di Gianmaria acquistano, mi pare, una forza e una potenza nuova e restituiscono alla poesia tutta la sua ineluttabile tragicità.


Dalla Italia noi siamo partiti
siamo partiti col nostro onore
trentasei giorni di macchina e vapore,
e nella Merica noi siamo arriva’.
Merica, Merica, Merica,
cosa sarà mai questa Merica?
Merica, Merica, Merica,
un bel mazzolino di fior.
E alla Merica noi siamo arrivati
non abbiam trovato né paglia e né fieno
abbiam dormito sul nudo terreno,
come le bestie abbiam riposa’.
Merica, Merica, Merica,
cosa sarà mai questa Merica?
Merica, Merica, Merica,
un bel mazzolino di fior.
E la Merica l’è lunga e l’è larga,
l’è circondata dai monti e dai piani,
e con la industria dei nostri italiani
abbiam formato paesi e città.
Merica, Merica, Merica,
Merica, Merica, Merica,
cosa sarà mai questa Merica?
Merica, Merica, Merica,
un bel mazzolino di fior.
Merica, Merica, Merica,
cosa sarà mai questa Merica?
Merica, Merica, Merica,
un bel mazzolino di fior.

Gianmaria Testa, voce, dobro, armonica
Giuseppe Battiston, voce



San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
1l’uccisero: disse: Perdono;
1e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

parole di Giovanni Pascoli
musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra

Ecco qua, niente di più, questa è la storia di questo disco, l’ultimo di Gianmaria, il più Prezioso.

 

Paola Farinetti

  • Povero tempo nostro

    povero tempo nostro
    e povere fatiche
    povera la Terra intera
    che tutte intere le patisce
    povero tempo nostro
    e poveri questi giorni
    di magra umanità
    che passa i giorni e li sfinisce

    lascia che torni il vento
    e con il vento la tempesta
    e fa che non sia per sempre
    il poco tempo che ci resta

    lascia che torni il vento
    e dentro al vento la stagione
    di quando tutto appassirà
    per chi bestemmia le parole

    di quando tutto appassirà
    per chi bestemmia
    le parole

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra

  • QUESTA PIANURA (LE PLAT PAYS)

    parole di Sergio Bardotti /Jacques Brel
    musica di Jacques Brel
    Gianmaria Testa, voce e chitarra
    Piero Ponzo, clarinetto
    Nicola Negrini, contrabbasso

  • La Tua Voce

    me leva longe daqui
    pra fora deste quarto
    com tuas mãos serenas
    teus olhos
    pra fora desse muro
    me leva longe daqui
    que eu sei
    que devo seguir
    qssa voz dea
    você

    portami fuori da qui
    nell’aria che si muove
    di tutti i tuoi capelli
    e con i tuoi colori
    portami via da qui
    tu sei lontana per me
    con la tua voce

    portami via da qui
    se vuoi
    e vengo con te
    con la tua voce

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra
    Bia Krieger, voce
    Erik West-Millette, contrabbasso

  • Anche senza parlare

    Fermiamoci qua
    c’è una piega del mondo
    che la vede soltanto chi non vive a metà
    sotto l’ala del cielo
    sopra il buio del fondo
    c’è una piega del mondo
    fermiamoci qua

    E qualcosa sarà
    o magari anche niente
    neppure la gente che viene e che va
    si può stare a guardare
    anche senza parlare
    nelle pieghe del mondo
    quel che il mondo non sa

    Ma lo sanno le tue mani
    le tue mani intorno a me
    non c’è oggi non c’è domani
    solo adesso adesso c’è
    solo adesso adesso c’è

    Fermiamoci qua
    c’è una piega del mondo
    e la vede soltanto chi non vive a metà
    sotto l’ala del cielo
    sopra il nero del fondo
    c’è una piega del mondo
    amore di adesso
    fermiamoci qua

    E lo sanno le tue mani
    e le mie e mani intorno a te
    non c’è oggi non c’è domani
    solo adesso adesso c’è

    E lo sanno le tue mani
    e le mie e mani intorno a te
    non c’è oggi non c’è domani
    solo adesso adesso c’è
    solo adesso adesso c’è

    parole e musica di Gianmaria Testa

    Gianmaria Testa, voce e chitarra
    Gabriele Mirabassi, clarinetto

  • Una carezza d’amor

    Una carezza d’amor per te che all’amor non credi
    Una carezza d’amor a te che l’amor non vedi
    Una carezza d’amor per te che all’amor non chiedi
    Niente, soltanto il caldo di un posto caldo per i tuoi piedi
    Barbara, mettiamo un punto e virgola
    Barbara, fra quei tuoi piedi e il cuor
    Barbara, questa mia mano è naufraga
    Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor.
    Una parola d’amor per te che all’amor non credi
    Una parola d’amor a te che l’amor non vedi
    Una parola d’amor per te che all’amor non chiedi
    Niente, soltanto il caldo, un po’ di caldo per i tuoi piedi
    Barbara, mettiamo un punto e virgola
    Barbara, fra quei tuoi piedi e il cuor
    Barbara, la mia parola brancola
    Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor.
    Barbara, mettiamo un punto e virgola
    Barbara, fra quei tuoi piedi e il cuor
    Barbara, questa mia mano è naufraga
    Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor
    Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor
    Cercava il cuor, ma i piedi, soltanto i piedi ha trovato ancor

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra

  • ALICHINO

    non sono il re dei saltimbanchi
    vengo dal buio più lontano
    dei vostri sogni malsognati
    sono Gran Maestro e Ciambellano

    e porto una maschera e sottile
    più nera della pece del peccato
    e porto dagli inferi la voce
    dello spergiuro e del dannato

    a chi mi crede malandrino
    facile allo scherzo e allo sghignazzo
    faccio uno sgambetto senza inchino
    che di risate mi son rotto il cazzo

    a chi mi crede malandrino…

    io sono l’Alichin dei Malebranche
    già della quinta bolgia i punitori
    con Rubicante e l’orrido Cagnazzo
    teniamo giù la testa ai barattieri

    la testa gli teniamo nel catrame
    bollente sia di fiamme che vergogna
    a chi ha frodato gli altri per potere
    a chi ha rubato senza aver bisogna

    e non mi chiamate servitore
    che non sono al soldo di nessuno
    da dove vengo io non c’è padrone
    e chi fa il padreterno vaffanculo

    e non mi chiamate servitore…

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra

  • Dentro la maschera di Arlecchino

    appassiscono i colori
    sulla giacca e i pantaloni
    e vanno via dalle mani e dai pensieri
    certi sogni più leggeri
    che non riesco più a sognar

    é la maschera che stringe
    e mi toglie anche il respiro
    ma non posso più tirarla via dal viso
    che i miei occhi, quelli veri
    e anche il naso
    non li riconosco più

    è tutta la vita
    che abito un altro
    e da tutta la vita mi chiedo
    quell’altro chissà cosa pensa
    quando pensa di me

    è tutta la vita
    che abito un altro
    e da tutta la vita mi chiedo
    quell’altro chissà
    se poi pensa di me

    si scolorano i colori
    sulla giacca e i pantaloni
    e non resta quasi niente nelle mani e nei pensieri
    che i ricordi, quelli veri
    non me li ricordo più

    è tutta la vita
    che vivo in un altro
    è tutta la vita che penso
    chissà cosa pensa quell’altro
    quando pensa di me

    è tutta la vita
    che vivo in un altro
    e da tutta la vita mi chiedo
    quell’altro chissà
    se poi pensa di me

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra

  • Post-moderno rock

    la meccanica quantistica del rusco interinal
    e la legge che governa l’algoritmica del Pil
    le carote biotransgeniche e la carne al pentothal
    dentro i piatti di allumino della mensa comunal
    farsi un selfie sulla spiaggia fra barconi e minislip
    da postare su Facebook
    (col Photoshop)

    post-moderno rock
    post-moderno rock

    le manovre del governo raccontate dentro ai tweet
    che se passa la fiducia poi diventano uno spot
    stare in casa quando piove perché aumentano lo spread
    stare in casa chiusi a chiave come l’ultimo dei nerd
    e guardare giù per strada se succede un altro crash
    da postare su Facebook
    (la foto-shock)

    post-moderno rock
    post-moderno rock

    far la fila sotto il sole perché vendono l’ iPhone
    o bruciarsi la pensione dentro un bar a slot-machine
    e di sera addormentarsi mentre parla l’anchorman
    con l’esperto che da Londra gli racconta qual è trend
    non c’è un cane che mi ascolta ma ho tre amici su Facebook
    quasi quasi cambio look
    (col Photoshop)

    post-moderno rock
    post-moderno rock

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra

  • Sotto le stelle il mare

    sotto le stelle il mare
    sopra la faccia il sale
    se trovo le parole
    ti dico quanto mi piaci tu

    sacca e risacca il mare
    dall’alba spunta il sole
    non trovo le parole
    ma tanto è giorno
    e non mi piaci più

    con le donne faccio confusione
    a volte mi dimentico anche il nome
    io le dicevo Rita, era Marcella
    e l’Alessandra la chiamavo Ornella
    però Teresa la ricordo bene
    e Anna non la scorderò mai più
    di qualcun’altra niente mi sovviene
    ma tanto sono andate
    l’oblio è una virtù

    sotto le stelle il mare
    sopra la faccia il sale
    se trovo le parole
    ti dico quanto mi piaci tu

    sacca e risacca il mare
    dall’alba spunta il sole
    non trovo la parole
    ma tanto è giorno
    e non mi piaci più

    non è la mia memoria la questione
    se non di tutte mi ricordo il nome
    il fatto è che la testa mi cancella
    la parte brutta e tiene quella bella
    di tante storie vere che ho inventato
    io mi ricordo tutto e anche di più
    di quelle che ho vissuto quasi niente
    ormai le ho cancellate
    l’oblio è una virtù

    sotto le stelle il mare
    sopra la faccia il sale
    se trovo le parole
    ti dico quanto mi piaci tu

    sacca e risacca il mare
    dall’alba spunta il sole
    non trovo la parole
    ma tanto è giorno
    e non mi piaci più

    parole e musica di Gianmaria Testa
    Gianmaria Testa, voce e chitarra

  • MERICA MERICA

    Dalla Italia noi siamo partiti
    siamo partiti col nostro onore
    trentasei giorni di macchina e vapore,
    e nella Merica noi siamo arriva’.
    Merica, Merica, Merica,
    cosa sarà mai questa Merica?
    Merica, Merica, Merica,
    un bel mazzolino di fior.
    E alla Merica noi siamo arrivati
    non abbiam trovato né paglia e né fieno
    abbiam dormito sul nudo terreno,
    come le bestie abbiam riposa’.
    Merica, Merica, Merica,
    cosa sarà mai questa Merica?
    Merica, Merica, Merica,
    un bel mazzolino di fior.
    E la Merica l’è lunga e l’è larga,
    l’è circondata dai monti e dai piani,
    e con la industria dei nostri italiani
    abbiam formato paesi e città.
    Merica, Merica, Merica,
    Merica, Merica, Merica,
    cosa sarà mai questa Merica?
    Merica, Merica, Merica,
    un bel mazzolino di fior.
    Merica, Merica, Merica,
    cosa sarà mai questa Merica?
    Merica, Merica, Merica,
    un bel mazzolino di fior.

    Gianmaria Testa, voce, dobro, armonica
    Giuseppe Battiston, voce

  • X Agosto

    San Lorenzo, io lo so perché tanto
    di stelle per l’aria tranquilla
    arde e cade, perché si gran pianto
    nel concavo cielo sfavilla.
    Ritornava una rondine al tetto:
    l’uccisero: cadde tra i spini;
    ella aveva nel becco un insetto:
    la cena dei suoi rondinini.
    Ora è là, come in croce, che tende
    quel verme a quel cielo lontano;
    e il suo nido è nell’ombra, che attende,
    che pigola sempre più piano.
    Anche un uomo tornava al suo nido:
    1l’uccisero: disse: Perdono;
    1e restò negli aperti occhi un grido:
    portava due bambole in dono.
    Ora là, nella casa romita,
    lo aspettano, aspettano in vano:
    egli immobile, attonito, addita
    le bambole al cielo lontano.
    E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
    sereni, infinito, immortale,
    oh! d’un pianto di stelle lo inondi
    quest’atomo opaco del Male!

    parole di Giovanni Pascoli
    musica di Gianmaria Testa

    Gianmaria Testa, voce e chitarra