home
 
 


Pier Mario Giovannone


L’INFINITA’ DECRESCENTE


“E no, amico mio. Non mi freghi. Questa volta, dico non mi freghi. Perché la tua infinità non decresce affatto. Semmai rincresce, ricresce e poi si accresce. Ancora più austera, aristocratica, fiera. Certo, tanti sono i suoni che t’ancorano al suolo. Che sanno di terra. Ma è una terra che s’incolla ai piedi, non allo sguardo. Una terra che si lega al cielo, ma non te lo nega. Il tuo cielo, dico. Da cui cadere, verso cui riprendere il volo. E pazienza se le ali sono fatte di cera. L’importante è imparare a volare. E poi, amico mio, tu sai di poter volare. Perché lo hai già fatto.
Nonostante la discesa tu ancora confidi, ti fidi. Io questa fiducia non ce l’ho più. O forse non ce l’ho ancora, o non l’ho mai avuta. Ed è questo che mi frega, che mi schianta al suolo. Che mi fa credere agli specchi, alle immagini, senza farmi immaginare. Perché se penso a un cammello e alla sua cruna, io sorrido per l’immagine. Tu no. Tu sorridi proprio perché lo immagini. E se sento un fischio nelle orecchie, spero solo si dilegui. Se lo senti tu, lo insegui, anche solo. Perché la tua solitudine crepita. E crepita di fiamma, di sole e di vento. Di passioni: regalate, mai regolate. Offerte, mai offese. Di lacrime, anche. Ma le tue lacrime ruscellano, grefemi fra le forre informi, e graffiano. Sì, i tuoi versi mi scavano. E scovano ciò che non voglio cercare. Che non so più cercare. Per questo ne ho bisogno: per risorgere dilemmi. Il tuo dilemma non sta in quello che cerchi. Quello che cerchi è chiaro. Come è chiaro quanto tu lo cerchi. Il tuo dilemma sta in quello che, per ora, non hai (ri)trovato. Sarà un privilegio seguire questo tuo fragile, fibrante cammino.”

FEDERICO FALOPPA

Si potrebbe assumere il titolo della raccolta , L’infinità decrescente, come cifra di una poetica consapevolmente intenzionata al minore, al periferico, al marginale, una poetica minimale anche se tutt’altro che minimalista. La poesia di Giovannone nasce “da un tempo incrinato”, e mi piace aggiungere che abita un piano inclinato, uno spazio dove l’esistenza appare costretta a barcollare, a incespicare, a decrescere rispetto a qualunque progetto totalizzante. E’ come se Giovannone maneggiasse un binocolo rovesciato, diminuisse le prospettive, riducesse il campo visivo per vedere meglio la vita, per vederla nelle sue ombre, nelle sue sfumature, nei suoi ritagli.

ROBERTO CARIFI

 

Pier Mario Giovannone è nato a Cuneo nel 1974.
I suoi precedenti libri di poesia sono Austro e Favonio (Genesi 1994) e
Le piume di Jacopone (Genesi 2000)


 
 
webmaster@gianmariatesta.com