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Gianmaria
Testa
Altre Latitudini
ALCUNI
ESTRATTI STAMPA 2003-2005
… Gianmaria Testa ha dimostrato nel corso di questo decennio
abbondante di portare avanti un discorso che chi ha avuto la bontà
di seguirlo sa benissimo essere suo e soltanto suo. Sorprende,
semmai, che proprio l’Italia non si sia ancora accorta di
lui su scala adeguata al suo valore, al suo peso specifico. Sorprende
che qualcuno si sorprenda –il gioco di parole è d’obbligo-
dei consensi raccolti all’estero (non solo Francia, ma anche
Belgio, Austria, Svizzera, Germania, Canada, e a fine anno sarà
la volta degli States). Gianmaria Testa è infatti, con
Vinicio Capossela, la personalità più rilevante
emersa nel corso degli anni ‘90
[Alberto Bazzurro – “L’isola
che non c’era” – Luglio/Settembre 2005]
Nell’ottobre
del 2003 esce Altre Latitudini, impreziosito da musicisti di rango.
L’album alterna l’asciuttezza di pezzi solitari all’effervescenza
di parti strumentali tenute insieme dal mastice del jazz. E’
un lavoro che punta in maniera convinta all’essenzialità,
temperando il tripudio dei suoni nella misura. La poesia si liquefa
nella canzone, mostrando il biancore di un disagio di vita che
non può stare al passo con la corrente. Canzoni gentili,
arpeggiate, versi agili, allusivi, minimali… Le altre latitudini
sono quelle dei sentimenti, dell’altalenante propensione
all’amore dell’uomo. E’ un disco che precisa
le sconfinate possibilità di Testa, sempre capace di sorprenderti
con baleni improvvisi, con quella capacità di decifrare
l’impensato, con rimandi che sembrano note a margine di
quei vecchi quaderni neri, con le pagine intinte di rosso. Non
ci domanderemo se il suo poetare prevalga sull’essere musicante.
Le sue musiche non possono prescindere dal librarsi delle parole,
ne sono parte integrante e vedono la luce insieme ad esse…
[Francesco Caltagirone – “L’isola
che non c’era” – Luglio/Settembre 2005]
Scrive
splendide canzoni, ha un modo di offrirle assai piacevole, ama
mescolare la sua musica con il jazz e altri ingredienti, è
un cult artist adorato da mezza Europa e ha il dono straordinario
di un’ironia sottile, dell’arte di prendersi in giro
da soli… Gianmaria Testa vi proporrà i brani del
suo ultimo album Altre latitudini, uno di quei dischi di classe
che saltano fuori molto di rado: quattordici canzoni che colpiscono
subito, che vi godrete in versione live ma che poi sarà
bene riascoltare più volte per entrare meglio nell’atmosfera
ormai rara di una musica elegante. Preparatevi a navigare con
lui nelle latitudini del cuore, dei sentimenti, delle sensazioni
che si provano davanti, intorno, prima e dopo l’amore. È
un viaggio che vi resterà impresso
[F. Zampa, Il Messaggero, 19 maggio
2004]
Un
cantautore, la sua musica, i suoi testi, le sue poesie, le sue
note. Gianmaria Testa prosegue nel suo percorso artistico, fra
i più originali e autorevoli della musica d’autore
italiana degli ultimi anni…Testa ama la musica e ama le
parole. Le due cose scorrono insieme con un delicato senso del
ritmo, una costante attenzione che non ammette scivolature e banalità,
una discreta attestazione autorale che non cerca congetture strambe
e iperboliche rivelazioni. Ma Testa ama, come tutti i veri autori,
sperimentare e innestare nuovi semi sui rami più collaudati.
Così nascono e si evolvono i suoi lavori discografici,
così crescono le sue collaborazioni (vedi ad esempio quelle
con Paolini), così le sue performances svariano dalla drammaturgia
al reading, dal jazz al recital, dalla canzone cantata e arrangiata
alla canzone recitata e interpretata
[G.Rizza, Il Manifesto, 24 febbraio
2004]
Gianmaria
Testa ha uno stile soffuso, profondo, una tessitura musicale di
assoluto valore. Un percorso che si è fatto man mano personalissimo.
Insomma Testa ha una voce propria, e – a buon diritto –
inconfondibile. I francesi, che la sanno lunga su come saggiare
la bontà della filigrana della musica, gli hanno tributato
applausi a scena aperta all’Olympia e gli hanno prodotto
i primi dischi…
Sa unire alla grande ricerca stilistica testi che non smettono
di far pensare o provare sensazioni: piccole poesie in cui –
sulle note ‘colte’ che evocano sentori di tango, jazz,
bossanova, habanera, valzer – le solitudini si allungano
tra le nebbie nordiche, la gamma dei sentimenti si allarga. Semplicità
e stile, popolarità e cultura.
[La Nazione, 10 febbraio 2004]
Poesia
e jazz, piccole storie che parlano d’amore intrecciate in
un tessuto sonoro di vellutata malinconia. Su queste latitudini
viaggia il cantautore cuneese Gianmaria Testa giunto al suo quinto
episodio discografico e grazie al quale, si spera, possa finalmente
raccogliere qui in Italia quei consensi che in Francia hanno già
decretato da tempo la sua arte…Altre latitudini si snoda
lieve e fragrante, arricchito da arrangiamenti essenziali grazie
all’apporto musicale di grandi ospiti…Un bel disco
che fa poesia con le note, ma anche musica con le parole.
[G. Longo, Chitarre, gennaio 2004]
Con Altre latitudini Gianmaria Testa giunge alla completa maturità,
trovando definitivamente dimora nell’Olimpo del cantautorato
DOC, non solo nazionale: un album che contribuisce a confermarlo
tra i migliori songwriter europei.
I quindici brani, alcuni stellari, qui racchiusi non prestano
il fianco a debolezze compositive, per un lavoro destinato a essere
ricordato per l’uniforme qualità degli episodi, per
la convincente progettualità e, non da ultimo, per l’apporto
fondamentale donato dai collaboratori.
[E. Pavoni, Audio Review, gennaio
2004]
Una
forte personalità artistica e un raffinato talento poetico
sono le caratteristiche di Gianmaria Testa…Grandi musicisti
sul palco, dal sassofonista Piero Ponzo (anche arrangiatore),
a Enzo Pietropaoli al contrabbasso, al francese Philippe Garcia
alla batteria e con la straordinaria partecipazione di Mario Brunello
al violoncello, contribuiranno a diffondere le note dell’ultimo
album dell’artista piemontese, “Altre latitudini”…
Testa è un vero artista della parola, capace di creare
testi di efficace espressività. Musicalmente l’album
attinge a diverse fonti, dal jazz, alla musica araba, persino
al rhythm’n blues, con prevalenza di atmosfere acustiche
grazie anche alla collaborazione di grandi musicisti.
[E. Marsigli, Il Messaggero, 23
gennaio 2004]
Musica
senza etichetta all’ennesima potenza. O se preferite «Altre
latitudini», come titola l’ultimo disco di Gianmaria
Testa…Sul disco tutto funziona, tutto scorre fra sussulti
dell’anima (Erri De Luca scrive nelle note di copertina
«le tue canzoni servono a un ragazzo per improvvisarsi uomo,
servono a un uomo per tornare ragazzo») e distese melodiche
dal respiro largo e cullante.
[H.Failoni, La Repubblica, 23 gennaio
2004]
Assente da Roma da un bel pezzo Gianmaria meritava un concerto
in un luogo come l’Auditorium, perché gli appassionati
romani non hanno ancora potuto ascoltare dal vivo i brani del
suo ultimo e richiestissimo album Altre latitudini. Uno di quei
dischi di classe che saltano fuori molto di rado.
[F. Zampa, Il Messaggero, 22 gennaio
2004]
Emerso
nei primi anni ’90 alla rassegna della canzone d’autore
di Recanati, («Manacore» e «Un aereoplano a
vela») Testa è stato protagonista di una vera impresa
in un panorama discografico così poco attento ai nuovi
autori, imporsi come autore colto e raffinato semplicemente attraverso
concerti e canzoni…
Ma l’album, inizialmente distribuito solo in edicola, e
pur costituito da materiale così poco commerciabile, si
è rivelato un grande successo e «Il viaggio»,
«Sono belle le cose», «Dentro la tasca di un
qualunque mattino», «Le donne nelle stazioni»,
e la splendida «Piccoli fiumi» (scritta e lanciata
inizialmente da Nada) si sono fatte conoscere come delicate perle
di melodia e parole.
[F.Liberi La Repubblica 21 gennaio
2004]
Gianmaria
Testa, possiede l’aura degli artisti che giungono al successo
grazie a percorsi inconsueti, lontani dai compromessi dell’industria
musicale…I casi della vita hanno voluto che i suoi primi
tre dischi siano stati prodotti in Francia, e in cinque anni si
è imposto come artista di talento in tutta Europa: la stampa
è stata unanime nell’individuare in lui uno dei più
importanti autori italiani attuali…«Altre latitudini»
è un disco semplice e forte allo stesso tempo
[C.F. Conti, La Stampa, 21 gennaio
2004]
Il
nuovo cd lo consacra tra i grandi della canzone d’autore.
Voce avvolgente, come quella di un «Cyrano nascosto nel
giardino che insegna al maschile smemorato come bussare a un bacio
di ragazza», scrive il poeta Erri De Luca, e compagni di
viaggio con cui condivide da tempo le sue musiche tra il jazz
e il pop arrangiate da Piero Ponzo, con camei di Enrico Rava,
Rita Marcotulli, Gabriele Mirabassi, Mario Brunello.
[L.Cabasès, L’Unità,
23 novembre 2003]
Quattordici
le composizioni vestite di jazz di Altre latitudini e quattordici
i musicisti coinvolti, ma il trio che accompagnava Testa dal vivo
non solo non fa rimpiangere l’organico allargato, ma porta
nuova linfa alla manciata di composizioni selezionate dagli album
passati, a cominciare dalle tensioni dinamiche di Polvere di gesso…Se
Ponzo conferma la sapienza, ma anche il gusto per l’inventiva…è
uno spettacolo in sé l’intesa a prima vista fra Garcia
(innovativo nell’uso di cajon, djembe e megafono) e Pietropaoli,
maestro nel suono robusto del contrabbasso, sobrio e indispensabile
con lo strumento elettrico…Testa ha tutti i motivi per essere
soddisfatto del risultato finale
[A. Surian, Il Manifesto, 14 novembre
2003]
Sabato
sera non c’era un posto libero in sala e i biglietti erano
già esauriti da diversi giorni. Segno di un gradimento
costante per un cantautore che può contare un pubblico
affezionato e attentissimo. Così è stato l’altra
sera, in un’atmosfera di vellutata intimità, favorita
dai racconti sussurrati dalla voce sapientemente arrochita di
Testa. Attratti dall’andare ondeggiante delle canzoni, gli
spettatori hanno seguito un concerto elegante, poetico, coinvolgente.
[E. Quattrini, Gazzetta del lunedì,
10 novembre 2003]
L’analogia
è banale, visto che siamo nel cuore delle Langhe. Eppure
efficace. Osservando il pubblico accorso al Teatro Sociale per
lo spettacolo in cui Gianmaria Testa presenta il disco Altre latitudini,
alla domanda«che bisogni soddisfano le sue canzoni?»,
uno si risponde «gli stessi che fanno la fortuna dei ristoranti
di cucina tradizionale». Niente fast food, né nouvelle
cuisine. Le cose di una volta: vecchi sapori e ricette semplici.
Dobbiamo chiamarla slow music? Potrebbe funzionare.
[A.Campo, Diario, 7 novembre 2003]
A
otto anni dal suo primo disco, Montgolfières, e a tre dall’ultimo,
Il valzer di un giorno, quest’ultimo Altre latitudini, pur
ricercando sempre la purezza dei suoni e le atmosfere acustiche,
allarga notevolmente gli orizzonti sonori, includendo perfino
le chitarre elettriche. Le «latitudini» a cui il titolo
allude non sono quelle geografiche, ma quelle del cuore e le 14
canzoni che vanno a comporre questo album sono quasi tutte canzoni
d’amore, d’amore trovato o perso, alcune più
ironiche…altre più melanconiche…,altre ancora,
a dispetto delle parole che usa, più solari e orientate
alla speranza…:tutte ugualmente poetiche e rarefatte.
[La Repubblica, 6 novembre 2003]
Con
Altre Latitudini, il suo nuovo album, Gianmaria Testa ha confezionato
forse il suo miglior disco. E' un lavoro particolarmente curato,
dove nulla stona e nulla è fuori posto, vissuto su un suono
pieno e un pugno di canzoni intime.
[E. Deregibus, Kataweb Musica ,4
novembre 2003]
E'
incredibile che nell'era in cui la comunicazione musicale e mediatica
si fa sempre più sofisticata esista ancora qualcuno in
grado di trasmettere solo con i versi, la voce e la chitarra emozioni
complesse. E' quel che succede in questo "Altre Latitudini"....
[M.Luzzato Fegiz, Corriere della
Sera, 29 ottobre 2003]
È
un linguaggio quasi cinematografico il suo, in particolare da
cinema francese…la sua storia artistica ha coinvolto persone
che raramente porgono la loro opera a un semplice “cantautore”:
un termine che tra l’altro lo stesso disconosce nella sua
formulazione classica, e che appare superato da tempo...È
arrivato al suo quinto album senza urlare, ma penetrando un pubblico
che ora, anche in Italia, si è fatto attento. Fra i suoi
versi, terra, tramonto e ciò che è concreto trovano
una collocazione lirica che non li rende puri scenari funzionali:
la retorica è bandita perché le parole sono in sottrazione,
mirano a non debordare e a descrivere piuttosto che a infiocchettare
[G. Este – J.Barozzi, Il Mucchio,
ottobre - novembre]
A
tre anni da "Il Valzer di un giorno", Gianmaria Testa
torna a calcare le scene col suo quinto album: Altre Latitudini.
I suoni acustici cui ha abituato il pubblico vengono qui impreziositi
da quelli elettrici delle chitarre di Fausto Mesolella degli Avion
Travel (pure autore della struggente 'Na Stella), dal mood mediterraneo
di Tuareg e da un manipolo di collaboratori quali Enrico Rava,
Rita Marcotulli, Pier Mario Giovannone (con cui ha scritto a quattro
mani Sei la conchiglia), David Lewis, e con la prefazione di Erri
De Luca.
[L. Marchiò, La Repubblica
, 26 ottobre 2003]
Si
riaccendono i riflettori su Gianmaria Testa: il cantautore cuneese
porta il suo ultimo cd al Sociale di Alba, scegliendo un ambiente
a lui famigliare; mentre Oltralpe, dove già poteva contare
su un compatto sostegno di pubblico e critica, le sue quotazioni
continuano a salire: l'influente periodico Télérama
ha assegnato all'album il massimo dei voti...; Introdotto da uno
scritto di Erri De Luca e animato da uno stuolo di ospiti autorevoli,
Altre Latitudini è l'opera più ambiziosa concepita
fin qui da Testa.
[A.Campo, La Repubblica, 26 ottobre
2003]
…La
canzone d’autore è stata e resta una delle poche
espressioni originali e vive della nostra musica contemporanea:
e non mancano, ad ogni stagione, conferme e importanti novità,
come testimonia – citazione d’attualità –
il nuovo album di Gianmaria Testa, che s’intitola “Altre
latitudini”: un disco molto maturo e gradevole, dove il
valore aggiunto di musicisti d’eccezione - primus inter
pares Enrico Rava – conferma l’evoluzione del lavoro
cantautorale verso una dimensione in cui il suono, quasi sempre
di estrazione jazzistica, va assumendo un’importanza crescente.
[G.Ferraris, La Stampa , 25 ottobre
2003]
Gianmaria
Testa come l'ultimo dei cantautori...,anzi degli chansonnier;
Testa è un geografo del cuore, un cartografo delle emozioni
e delle passioni narrate con nostalgia e ironia, con piglio post-contiano.
Di lui dice meraviglie nello scritto introduttivo del cd Erri
De Luca ("Le tue canzoni servono a un ragazzo per improvvisarsi
uomo, servono a un uomo per tornare ragazzo"), mentre Fausto
Mesolella degli Avion Travel lo mette alla prova affidandogli
il dialetto napoletano di "'Na stella": promosso a pieni
voti.
[F.V., Il Mattino , 20 ottobre 2003]
Quattordici
canzoni scritte in trent'anni: tango bossanova, jazz, e tanta
poesia: il mondo del geniale capostazione che si racconta accompagnato
da celebri amici; canzoni d'amore e disamore verticale, dalla
terra alla luna, fra chanson e song, canzone e etno-jazz. Antico
e moderno, questo lavoro è il terzo sguardo di un ragazzo
adulto sui dettagli dei sentimenti quotidiani.
[M.Mangiarotti, Il Giorno ,18 ottobre
2003]
Testa,
in questi anni, è andato per la sua strada, scrivendo buone
canzoni e scegliendo ottime frequentazioni musicali. E contesti
sempre stimolanti: dallo spettacolo teatrale Guarda che Luna,
fino al recital presentato a Mantova, circa un mese fa, al Festivaletteratura.
Lavorando così, senza l'assillo di comparire in tivù
e senza l'obbligo di vendere ad ogni costo. Testa si ritrova nella
felice condizione di essere l'unico cantautore italiano nuovo,
con una credibilità, un pubblico e la forza creativa necessaria
per firmare un album perfetto: Altre Latitudini, che esce il 24
ottobre,ed è -a oggi- uno dei migliori dischi dell'anno.
[G.Ferraris, Specchio, supplemento
de La Stampa, 11 ottobre 2003]
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